Una storia millenaria a Calascibetta: Il Villaggio Bizantino di Vallone Canalotto

Il Villaggio bizantino di Vallone Canalotto rappresenta una delle prime e più preziose testimonianze della presenza bizantina nella Sicilia centrale. Si tratta di un villaggio rupestre abitato fin dal VI secolo d.C. da una comunità monastica basiliana, un luogo che mostra tuttavia notevoli tracce di frequentazione risalenti ad epoche precedenti l’arrivo dei bizantini in Sicilia. Molte delle grotte, infatti, in epoca greco-arcaica, romana e tardo-antica erano degli ipogei funerari, trasformati in seguito in ambienti adibiti ad altri usi. Ancora oggi sono ben riconoscibili tombe a camera convertite in epoca bizantina in luoghi di uso quotidiano, così come tombe ad arcosolio e a forma, in alcuni casi riutilizzate come vasche di approvvigionamento idrico.La straordinaria continuità insediativa dell’area, è ulteriormente testimoniata da tombe a grotticella che vanno dalla tarda età del rame fino all’età del ferro, mostrando tracce di frequentazione dell’area già da un periodo compreso tra il 2700 ed il 2300 a.C.

L’uso delle grotte di Vallone Canalotto attesta la presenza di una comunità alquanto autonoma, ipotesi avvalorata dalla presenza di ambienti ad uso produttivo, religioso e funerario. Sono infatti presenti dei palmenti per la produzione del vino, degli ambienti utilizzati per la trasformazione di prodotti agricoli e d’allevamento, nonché una chiesa caratterizzata da simboli religiosi incisi nella roccia e tre colombaria davvero interessanti, poiché definiscono l’unicità del sito archeologico. Si tratta di cripte caratterizzate da nicchie quadrangolari e rettangolari scavate nelle pareti, la cui funzione, in età romana e tardo-antica, sembra fosse quella di ospitare le urne cinerarie dei defunti appartenenti al basso ceto. In epoca bizantina questi ambienti vengono trasformati in luoghi per l’allevamento delle colombe, che utilizzavano le numerose nicchie per nidificare.

Il sito presenta anche un qanat di epoca araba, ingegnoso sistema di gallerie sotterranee scavato per la captazione delle acque e la loro canalizzazione verso un punto specifico di raccolta. Ennesima struttura di particolare rilievo è il palmento sacro, in cui si produceva il vino destinato alle funzioni religiose.Il contesto naturale in cui è ubicata l’area archeologica è molto affascinante: il sito è immerso in un bosco di eucalipti e pini che presto lascia il posto alla flora tipica della zona, caratterizzata da querce, pioppi neri, olivastri, pistacchi selvatici e piante aromatiche quali timo e nepitella.Tutto il complesso si affaccia sulla Valle del Morello, dal nome del lago artificiale alimentato dal fiume omonimo, un’estesa area abitata fin dalla preistoria, territorio ideale in cui insediarsi data la grande abbondanza d’acqua e la fertilità dei suoi terreni

Le meraviglie del villaggio Bizantino di Calascibetta

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